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Fino a due settimane fa erano Oasi naturalistiche

Apr 24, 2017

Fino a due settimane fa erano oasi naturalistiche perfette per il birdwatching, ora sono paludi e acquitrini. Fino a due settimane fa erano spazi aperti e orizzonti infiniti, ora sono zone depresse punteggiate da casolari fatiscenti.
Cambia tutto, due corpi restano sul selciato e quell’enorme piana, spesso nascosta sotto la nebbia, tra Bologna e Ferrara, tra il grande fiume e il mare, torna ad essere la terra dei misteri, quella dei film di Pupi Avati, l’incubo dei Nazisti in fuga dai partigiani. La narrazione si adegua al contesto. Stagni maleodoranti infestati da zanzare e sanguisughe. Boscaglie inaccessibili. Un reticolo di canali limacciosi che arrivano fino a Comacchio, e quindi al mare. Sagre paesane dove si mangiano rane fritte e anguille in umido, annaffiate da vini che sanno di sabbia, perché le viti crescono su terreni d’argilla. Un mondo a parte, che è bello, e comodo, raccontare così.
La verità, come spesso accade, sta nel mezzo, o poco più in là. Le valli di Argenta non sono il Delta del Mekong e Campotto non è la Louisiana. Sono terre aspre e un po’ depresse, forse è vero. La nebbia spesso chiude l’orizzonte e le zanzare, in estate, non ti lasciano vivere. I fiumi sono più simili a fossi, l’acqua dei canali tende a non scorrere, tanto è piatto l’alveo che li contiene. Le nostre montagne sono gli argini della Quaderna, del Sillaro, del Reno, dell’Idice. I casolari abbandonati c’erano anche quando ero piccolo, lo so, perché ci andavamo a scrivere sui muri, dopo aver percorso chilometri sulla bicicletta da cross, lungo cavedagne polverose.
Lui verrà catturato, forse oggi, forse tra alcune settimane, o addirittura mesi. Forse qui, forse altrove. Tutto tornerà lentamente come prima e la nostra pianura sarà ancora la nostra bassa. Lui non sarà leggenda, non sarà l’uomo nero delle prossime generazioni. Sarà un’altra storia maledetta che si racconterà nei bar.
Molto del rapporto tra la bassa e chi la vive si riassume in una strofa cantata da Vasco Brondi: “Qui dove anche le rondini si fermano il meno possibile, qui dove tutto mi sembra indimenticabile”.

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