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La musica passa (come l’uva)

Apr 24, 2017

Un Lodo Guenzi esterrefatto dalle stronzate che sto raccontando. Maggio 2015. (ph. www.lucenarrante.com)

Ora che Lo Stato Sociale è ripartito in tour ricordo il loro concerto al Paladozza, a novembre 2015. Lo Stato Sociale non mi fa impazzire, musicalmente parlando sono lontani da me, sono sempre stato più rock, mettiamola così, e d’altronde siamo di generazioni diverse. Eppure quella sera mi sono divertito, anche parecchio, perché non è stato un concerto, è stata una festa con 5.000 persone. La festa che facevi ai tempi del liceo, ma molto più grande. La festa di carnevale che organizzava Peval nella sua casa in campagna, ma senza le maschere. Tutti cantavano, tutti ballavano. Una festa, cazzo, e se un concerto è una festa… che te lo dico a fare, siamo a posto così.

Per qualche anno ho fatto anch’io il collezionista di concerti, mi interessava mettere il grande nome in bacheca, non importava a quale età e a quale prezzo. Volevo il biglietto da attaccare al muro, da esibire. Una sera d’estate andai a vedere Robby Krieger, il chitarrista dei Doors, che girava il mondo da solo a rifare i pezzi della gloriosa band californiana. Ero al Cap Creus di Imola, ma se fossi stato nell’ospizio del mio paese, e avessi messo una chitarra al collo di un qualsiasi anziano, l’effetto sarebbe stato lo stesso. Si ma vuoi mettere? Eri davanti a un mito. Direte voi. Vero, e quella sera sono andato a casa parecchio triste nel vedere un vecchio signore arrampicarsi su un piccolo palco di provincia per pagarsi una pensione. Ho visto i Pink Floyd nel 1994, il loro ultimo tour. Cinquantamila persone, effetti speciali e fuochi d’artificio. Poi loro: quattro mummie, che forse suonavano in playback, o giù di lì. C’erano due batteristi sul palco, quella sera, perché il povero Mason non ce la faceva a suonare per tre ore. Più o meno nello stesso anno vidi gli Aerosmith in un festival a Milano, mi sembravano già vecchi allora. Nello stesso festival c’era pure Bob Dylan, ma quello penso sia sempre stato uguale.

Ho abbandonato presto la filosofia del grande concertone e del grande nome, e meno male. Me ne sto alla larga dai mastodontici carrozzoni da circo dei vari Rolling Stones, Guns and Roses, Ac Dc e altri biglietti da 100 euro in su. Me ne vedo bene dalle reunion che puzzano solo di arraffa soldi. Se è vero che si sono rimessi assieme i Queen… penso che la decenza sia andata a farsi fottere. Evito anche i gruppi della mia generazione, quelli con i quali sono cresciuto: Pearl Jam, Soundgarden, Smashing Pumpkins, Sonic Youth, Radiohead, Afterhours, Marlene Kuntz… molti di loro li ho visti quando andava fatto, e buon per me. Altri no, amen, non ci andrò ora, sarebbe una delusione.

Tutto va fatto nel momento giusto, e se quel momento passa, è meglio rivolgersi altrove.

Vidi gli Stone Temple Pilots, a Nonantola, nel 1994. Scott Weiland aveva 21 anni. Ecco, quello più di ogni altro, è stato il concerto giusto nel momento giusto.

 

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