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La Scintilla

Apr 24, 2017

La Scintilla era un monolite di mattoni rossi che sorgeva in mezzo alla campagna modenese. Per arrivarci dovevi lasciarti alle spalle una grigia zona industriale, quindi imboccavi una breve strada ghiaiata e superavi uno di quegli inutili passaggi a livello con le stanghe a metà carreggiata, che sembravano dire: abbassa il finestrino, se non senti il rumore del treno puoi passare. La Scintilla era un centro sociale anarchico, chi l’occupava si vantava di aver dato alle fiamme alcuni sacchi di schede elettorali e di sostenere tesi antispeciste. A noi non fregava un cazzo. Per noi, a metà degli anni Novanta, la Scintilla era quel posto dove avevano suonato, tra gli altri, i Pennywise. A noi bastava questo. Era l’inverno del 1995, Veltroni e Prodi presentavano l’Ulivo, noi partivano in Panda nera e 127 beige alla volta di Modena. Ci eravamo guadagnati una data sulla fiducia, grazie a un contatto di Roberto, che ci aveva già portato a suonare al Lambicco di Vignola. Quella sera il bar della piscina traslocò in massa da Molino in Piano a Modena. Suonavamo di spalla a un gruppo americano, su un palco di tubi arrugginiti e assi di legno marcio. La Scintilla era una vecchia scuola abbandonata, la sala concerti era un’aula. Non c’era aria da respirare, le note si accalcavano le une sulle altre fino a scalare vette di decibel mai raggiunte. Eravamo quattro musicisti scalcagnati, ma quella notte potevamo toccare il cielo con i nostri strumenti. Ricordo di aver suonato con il cane randagio del centro sociale che sgusciava tra i tamburi della batteria. Persi l’udito per un paio di giorni.

“Non ci ferma più nessuno”. Dissi ai miei compagni, a fine concerto, sorseggiando una birra calda in lattina, la nostra paga. Nessuno rispose, non ce n’era bisogno. Un abbraccio collettivo, magliette madide di sudore e aliti alcolici, ci poteva essere qualcosa di meglio al mondo? Non a vent’anni.

Oggi la Scintilla esiste ancora, noi no.

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